Verità e ideali, il cinema di Susanna Nicchiarelli

di Redazione Capas

Nel penultimo giorno del Parma Film Festival, la protagonista tra i banchi di scuola è stata Susanna Nicchiarelli, regista, attrice e produttrice italiana e presidente di giuria al Concorso del Festival, che ha tenuto una masterclass nell’Aula Ferrari del dipartimento di Studi Umanistici dell’università. Dottoranda in filosofia, Susanna ha capito che quello che avrebbe voluto fare nella vita era comunicare le sue idee attraverso il cinema, mezzo perfetto e completo per condividere le nostre verità individuali. “Le idee dei miei film contemplano sempre il rapporto tra l’individuo e la storia, di come l’essere umano sia transitorio rispetto agli eventi”, racconta Susanna. E dai suoi film Cosmonauta (2009), La scoperta dell’alba (2013), Nico, 1988 (2017), emerge che l’ideale porta sempre dentro un senso di sconfitta, con personaggi che vanno in contro a un destino già prefissato e che però proprio per quella radice di idealità, non è mai una disfatta definitiva. “Nei personaggi che scelgo c’è sempre un po’ di me e qualcosa di loro in me rimane, una volta che il film è terminato. Il film ha poi una sua vita indipendente, fa la sua strada e ci sono aspetti che emergono solo dopo, grazie al riscontro con lo spettatore; quindi è una scoperta continua.” Creare un film è un processo lungo che sottopone il regista a prove psicologicamente terribili. “È un lavoro caratterizzato da una costante altalena emotiva. Il giudizio sul tuo operato dipende sempre dagli altri, il tuo lavoro, che per te è l’ossigeno, è sottoposto alla volontà altrui: quella del pubblico, del distributore, del promotore; non ne hai mai il controllo”, spiega infatti la regista. Ma Susanna ha scelto la propria missione; iniziando a fare la regista a 33 anni è ora nel pieno della carriera e porta avanti il suo progetto: raccontare un cinema diverso, più vero, in cui le adolescenti hanno quella scontrosa grazia propria della loro età e le rock star sono donne in carne ed ossa, non top model da copertina senza facoltà di espressione.

di Duna Viezzoli